certe notti
Certe notti iniziano nel traffico: prima ancora di rendersene conto - e molto prima di quanto ci si aspetti, molto prima di quello svincolo spesso bloccato - ci si ritrova affogati nel solito traffico di una giornata lavorativa che finisce.
Centinaia di auto si incolonnano una dietro l’altra, una affianco all’altra.
Solite dinamiche.
Poi da un’auto alla tua destra sbuca una bandiera con i tuoi colori e si protende verso il cielo, tesa non dalla velocità, ma dal forte vento freddo che stasera spazza la città.
Sorridi e torni al tuo traffico.
Cambi stazione alla radio, curiosando distratto nelle macchine attorno.
E’ l’occhio a far caso per primo a quei tratti del panorama che sono diversi, insoliti.
Uno in particolare: in coda non ci sono cravatte.
Niente.
Solo macchine cariche di giovani, quasi esclusivamente in maglietta blu.
Improvvisamente sei in Gradinata Sud, circondato da facce amiche, da sciarpe che pendono dai finestrini, da macchine targate GE.
Vedere diecimila persone che procedono a passo d’uomo, srotolandosi su chilometri e chilometri di coda e intasandosi nell’immobile, colossale ingorgo che circonda lo stadio - casa d’altri, mica tua - fa un effetto diverso da quello che fa dirlo, diecimila persone: è una dimostrazione d’affetto travolgente, più di quanto avessi immaginato leggendo della caccia al biglietto sui giornali.
Sentire un coro che conosci provenire dal finestrino affianco, abbassato per l’occasione, e sentirlo diffondersi tra le auto che ti circondano, ti fa pensare che la serata sarà più emozionante del previsto.
Improvvisamente non sei più solo.
Non li vedi più, i diecimila singoli tifosi che sperano nello sperabile; quel fiume che si muove pigro in tangenziale, che senza sosta si addentra e invade la città e che infine avvolge il suo obiettivo come un castello da conquistare, quel fiume ora è un’unità unica: un unico eroe di diecimila teste, diecimila cuori, diecimila voci e ventimila mani pronte a far casino come un sol uomo.
Certe notti è la cornice a colpirti più dell’evento, prima dell’evento.
Un’ora e dodici chilometri prima dell’evento.
La sorpresa arriva veloce e inattesa come uno schiaffo in faccia, come il vento freddo che s’è alzato dal primo pomeriggio, e ti catapulta in un’altra dimensione, dove tu sei a casa tua e gli altri… dove sono gli altri?
Certe notti speri che finiscano con un sorriso, ma quando poi finiscono davvero ti trovi a saltare sui seggiolini della tribuna con una sciarpa in mano.
E un sorriso grande così.